29 aprile 2015

Eat your greens: insalata tiepida di asparagi e ricotta salata

insalata di asparagi
posate "Zest - stone washed" di knIndustrie
Per quanto mi riguarda, l'esortazione a mangiare più verdure non è mai stata necessaria. Come ho già raccontato più volte, se non ho almeno una verdura fresca in frigorifero da portare in tavola per me non c'è niente da mangiare. Merito della mia mamma, che ci ha abituati fin da piccolissimi a mangiare le verdure, che ha sempre cucinato fresche e in abbondanza ogni giorno. Non ricordo sinceramente di aver mai consumato un pasto senza che ci fosse in tavola almeno un piatto di verdure, a volte semplicemente cotte e condite con olio e limone, a volte presentate in ricette più elaborate. Mi piacciono davvero praticamente tutte le verdure, con qualche preferenza, ovviamente. Ad esempio gli asparagi: li adoro. Quando eravamo piccoli la mamma ce li serviva semplicemente lessati e conditi con burro fuso e tanto parmigiano. Accanto, immancabilmente, le uova fresche alla coque oppure all'occhio di bue e noi ci divertivamo a pucciare la punta degli asparagi nel tuorlo morbido.. che delizia! Ne vado matta ancora adesso. Gli asparagi li cucino spesso. A volte non resisto ad aspettare il mese di maggio, quando cominciano ad essere abbondanti e a costare un po' meno, e me li concedo anche un po' in anticipo quando un mazzetto costa quasi più di un mazzo di fiori... Questa volta ho trovato anche un mazzetto di asparagi bianchi, anche se vi devo dire la verità preferisco quelli verdi (non so, forse non saranno stati di grande qualità, ma quelli bianchi li trovo sempre un po' più fibrosi di quelli verdi che invece sono teneri e succulenti) e ho preparato un'insalata tiepida condita con una semplicissima citronette all'aneto, briciole di ricotta salata, qualche noce pecan e tanto parmigiano grattugiato. Basta lessare gli asparagi dopo averne accorciato il gambo per eliminare la parte legnosa (il barbatrucco: piegate ad arco gli asparagi uno alla volta finché non si spezzano da soli. La parte della punta è tenera, il resto si scarta. "Gli asparagi sanno" mi ha detto una volta la signora del banco di verdure del mercato e io, fidandomi delle sue mani rugose e ossute da contadina esperta, da allora ho sempre fatto così e vi garantisco che funziona!), lavateli bene e li tuffate in acqua bollente leggermente salata. Li fate cuocere dai 10 ai 12 minuti a seconda della dimensione, poi li scolate e li raffreddate velocemente con acqua fredda corrente, in modo da interrompere la cottura e fissarne il colore. Non li raffreddate completamente, dovranno essere appena tiepidi. Nel frattempo preparate una citronette all'aneto, per 4 persone basta il succo di 1/2 limone grande, un pizzico di sale e pepe, 3-4 rametti di aneto tritati finemente e 4 bei cucchiai di olio e.v.o. Emulsionate bene in una ciotola con una piccola frusta (io uso l'attrezzino elettrico che serve per fare la schiuma del cappuccino e funziona a meraviglia!) fino ad ottenere una salsina cremosa. Condite gli asparagi con qualche cucchiaio di citronette, ci sbriciolate sopra un po' di ricotta salata a pezzetti non troppo piccoli, finite con una bella spolverata di Parmigiano Reggiano grattugiato e qualche pezzetto di noce (nel mio caso noci pecan, ma vanno bene anche quelle normali o potete sostituirle con delle mandorle a filetti o delle nocciole tostate). Ultimate con qualche rametto di aneto e servite finché gli asparagi sono tiepidi. 

23 aprile 2015

"IL" cocktail Martini - la mia prima [e ultima] volta

martini glass blog









"I like to have a Martini.
Two at the very most.

After three I'm under the table, after four I'm under my host." 




Oggi anticipo il post di venerdì, visto che domani sarò praticamente in viaggio tutto il giorno e non mi potrò collegare facilmente. Venerdì qui da me significa spesso "aperitivo" quindi oggi parliamo di un cocktail molto famoso per questo appuntamento: il Martini. Vi devo raccontare che il Martini ha sempre esercitato su di me un grande fascino. Fin da bambina. Guardavo nei film queste attrici elegantissime che sorseggiavano, nel loro impeccabile tubino nero, il loro drink da queste coppe sottili, con quel piccolo bastoncino di legno che teneva insieme un paio di olive, poggiato di traverso. Le trovavo tremendamente chic, tanto che qualche volta mi divertivo a riempire la coppa Martini di acqua ghiacciata (con tanto di oliva sullo stuzzicadenti) e giocavo a fare la signora elegante: entravo nella mia cameretta e ordinavo al mio cameriere immaginario "per me un Martini, grazie", mi sedevo con le gambe accavallate e bevevo il mio bicchiere d'acqua fredda a piccoli sorsi, proprio come se fosse un vero Martini, sentendomi un po' Ava Gardner o Audrey Hepburn per un momemto.. che scema! (il che, comunque, a pensarci oggi, spiega molte cose...!!). Devo dire che poi, crescendo, anche quando l'età anagrafica e le nuove abitudini mi avrebbero "permesso" di sorseggiare un vero Martini, fino ad oggi non avevo mai osato, perché temevo fosse troppo forte per me che sono abituata a bere i super alcolici solo se abbondantemente diluiti in un long drink. Un bel giorno però ho deciso che mi sentivo sufficientemente pronta e sono tornata a casa documentatissima e ben intenzionata: stasera, Martini! Si perché i cocktail sono una cosa seria.. come i dolci: niente improvvisazione, dosi e passaggi precisi. Leggendo qua e là ho scoperto che il "vero" Martini non si prepara nello shaker ma va solo mescolato con il ghiaccio in un bicchiere da miscelazione. Mescolato per 50 volte, per la precisione... Capite bene come questo dettaglio non abbia fatto altro che stuzzicare ancora di più la mia fantasia, questo cocktail Martini passava lentamente dalla dimensione del desiderio proibito a quella della formula magica.. Dovevo assolutamente farlo. Ormai sono abbastanza grande, mi sono detta. 
Volete sapere com'è andata? La mia storia d'amore con il Martini è finita prima ancora di comincire.. non sono riuscita a berne più di un sorso! Troppo, troppo alcolico per i miei gusti.. Non sarò più una bambina, ma è davvero troppo per me! Penso che certe fantasie dovrebbero rimanele tali in eterno, il rischio che la realtà le tramuti in brucianti delusioni è troppo alto, meglio lasciarle nella sfera dell'immaginazione! Il mio Martini è così miseramente finito in un bicchierone da long drink pieno di ghiaccio e acqua tonica. Non so se ho inventato il "Martini Tonic" a questo punto, ma così almeno non è andato sprecato! D'ora in poi, per me, nella mia coppa Martini solo acqua ghiacciata. Ma l'olivetta, e che diamine, almeno quella si!

martini ingredienti blog




irehfioer


MARTINI COCKTAIL
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::Ingredienti:: 

Per 1 pesrona (abbondante)

120 ml di gin Bombay Sapphire*
25 ml di vermouth Martini & Rossi Extra Dry*
una ventina di cubetti di ghiaccio grossi
un pezzetto di scorza di limone
3 olive verdi snocciolate e 1 stuzzicadenti

::Strumenti::
1 coppa Martini 
1 mixing glass (o bicchiere da miscelazione) di vetro
1 stir (o un cucchiaio molto lungo)
1 strainer (o colino da cocktail, va bene anche un cucchiaio forato)

Mettete la coppa da Martini nel freezer per almeno 30 minuti prima di utilizzarla.
Sciacquate bene le olive in acqua corrente per eliminare la maggior parte del gusto della salamoia di conserva. Infilzatele sllo stuzzicadenti e tenetele da parte.
Rompete grossolanamente i cubetti di ghiaccio con un pestello e metteteli nel bicchiere da miscelazione. Versatevi sopra il gin e il vermouth e mescolate con lo stir per 50 volte lentamente nello stesso verso, in modo circolare. 
Questo darà il giusto tempo al gin e al vermouth di raggiungere la temperatura ideale (il vetro del bicchiere diventerà molto freddo e appanato nel frattempo).
Tirate fuori il bicchiere dal freezer al momento di servire il cocktail e strofinate tutto il bordo con la scorza del limone. Questo aggiungerà l'aroma di limone al vostro cocktail senza risultare invasivo (volendo, la scorza può essere aggiunta al cocktail ma io ho preferito senza). 
Versate attraverso lo strainer il cocktail nel bicchiere (serve ad evitare che il ghiaccio finisca nella coppa) e unite lo stuzzicadenti con le olive. 
Servire subito.

*altri abbinamenti consigliati di gin/vermouth sono: 
gin Beefeater oppure Tanqueray oppure Fords + vermouth Noilly Prat
gin Plymouth + vermouth Dolin

22 aprile 2015

"French people eat French food.. every single day! I can't get over it.."

filetti copia
Julia: "Butter. Oh my goodness. You have to taste this. Here.. I mean, it's... oh.."
Paul: "mhmm... I know."
Julia: "But.. uhm.. ohm...I'm... oh.."
Paul: "I know, I know, I know.."

[dal film "Julie & Julia"]

Ormai ne sono fermamente convinta, sapete? In una qualche vita precedente sono sicuramente stata una donna francese. O forse anche, può darsi, un uomo francese, perché no... Mettetela come vi pare, ma sono certa che da qualche parte nella mia storia precedente io abbia trascorso la maggior parte del tempo con le gambe accavallate sotto il tavolino di qualche bistrot della Francia e mangiato cucina francese ogni singolo giorno. 
Non si spiega altrimenti, sennò, perché per me l'abbinamento di "burro" e "pesce" suoni così tanto e deliziosamente familiare. Ora i puristi della dieta mediterranea vorranno con molta probabilità crocifiggermi. Ma che vi devo dire: il burro, sul pesce, a mio modestissimo parere, ci sta proprio una meraviglia. Proprio così. E ora.. abbattetemi!
Questa ricetta viene dal numero di marzo della mia rivista francese preferita, Saveurs, dove originariamente viene proposta con i filetti di rombo. Io invece ho usato dei filetti di spigola, ma potete usare tranquillamente qualsiasi tipo di pesce bianco di vostra preferenza, purché sia fresco e sfilettato, con la pelle, senza squame e senza lische. La salsina è una libidine sotto forma di burro nocciola (nel mio caso, burro francese -ça va sans dire!- Paysan Breton che ho avuto il piacere di ricevere in regalo un po' di tempo fa) la cui dolcezza e, del tutto trscurabile (pardon..), grassezza è meravigliosamente controbilanciata dall'agre freschezza di pezzettini di limone crudo, capperi e prezzemolo. A completare il tutto, dei micro crostini di pane croccante e saltati, manco a dirlo, nel burro. Lo so, lo so.. roba da giocarsi il bonus "colesterolo" tutto in una volta, ma... diamine! Da provare almeno una volta, che ogni tanto qualche strappo alla regola ci vuole anche. O no?

ricetta

20 aprile 2015

Cake of the week[end]: lime e crème fraiche

torta al lime e crème fraiche
Altra settimana, altra torta! In fondo ormai ci ho preso proprio gusto a infornare una torta diversa ogni settimana e sembra proprio che il lunedì stia diventado piano piano un appuntamento fisso con la colazione del mattino. Insomma, finché non inizierà a far troppo caldo per accendere il forno, mi piace pensare a un dolce da infornare il sabato pomeriggio per la colazione della domenica (e della settimana a seguire), giorno in genere dedicato ai risvegli più pigri con tempi più diluiti del solito.. Questa settimana nella mia torta c'è finito il profumo dei lime e la voluttuosità della crème fraiche. I lime mi piacciono moltissimo, non mancano quasi mai nel mio frigorifero. In molti casi li preferisco al limone per il loro profumo inconfondibile e il gusto meno agre (ad esempio adoro aggiungere il lime nel tè con un bel cucchiaio di miele) e poi gira che ti rigira c'è sempre qualche cocktail da preparare nel week end dove il succo di lime o qualche fettina decorativa state certi che non guasta.. Quindi lime. E al posto dello yogurt che metto quasi sempre in questo tipo di cake, la crème fraiche che dà umidità al dolce, dandogli quella consistenza compatta ma non asciutta che piace tanto a me.
A voi l'idea, se vorrete replicarla per la vostra colazione, perfetto con una bella tazza di tè. Buona setitmana!
cake lime crème fraiche fetta
piattino della collezione "Vecchi Pizzi" di Giovelab in vendita su Dishesonly

17 aprile 2015

Involtini di asparagi croccanti

involtini asparagi blog
Eccola qui l'idea sfiziosa e super veloce per l'aperitivo last minute del venerdì! Questi involtini di asparagi si preparano veramente in un attimo e sono sfiziosissimi, li abbiamo già fatti un paio di volte (sorte che capita solo ai migliori a casa Pane&Burro!) e quindi oggi ve li propongo, così magari potranno diventare un classico da ultimo momento di questa stagione anche a casa vostra. Anche se gli asparagi, a dire il vero, sono i primi e ancora piuttosto cari, però magari segnatevela per quando li troverete in abbondanza sul banco del vostro fruttivendolo e un po' più a buon mercato. Io vi consiglio di prepararne un bel vassoio, perché uno tira l'altro! Buon week end a tutti.


15 aprile 2015

Insalata di rucola con pesto "alla romana"

rucola mozza blog
Non so proprio per quale motivo, fino ad ora, io abbia usato il "pesto alla romana" (se lo vogliamo definire così) solo ed esclusivamente per condire le puntarelle. Tutto questo succedeva fino al giorno in cui, qualche settimana fa, in un ristorante dei Castelli mi hanno servito questa insalatina di rucola qui e... SBANG! Ma certo!! Ma perché no? Ma che idea.. semplice ma geniale, che è sempre stata lì, alla portata di tutti.. in fondo, bastava pensarci, no? La scoperta dell'acqua calda, in poche parole.. Ebbene, non ci ho pensato io però, in fondo, il blog è fondamentalmente condivisione e quindi ho pensato che magari, così come era capitato a me, anche qui qualcuno non ci avesse mai pensato prima a un'idea facilissima come questa capace di trasformare anche la più semplice delle insalate nel contorno più veloce e sfizioso che possiate immaginare.. Potete credermi sulla parola! 

quartetto blog

Innanzitutto la rucola: ho trovato in un negozietto di frutta e verdura del centro vicino al mio uffico questa meravigliosa rucola a foglia larga, che è decisamente più delicata e tenera di quella selvatica (somiglia un po' a quella che trovate già pulita nelle buste al supermercato, che in genere è più tenera, solo che le foglie sono moooolto più grandi) Per il condimento, che è quello che generalmente io uso per condire le puntarelle alla romana, mettete in un mortaio un piccolo spicchio d'aglio privato del germoglio (la quantità diciamo che va a gusto, a me piace che si senta ma non troppo, se vi piace molto potete metterne anche due) circa 5 ma anche 6 filetti di acciuga sott'olio (potete metterne anche di più, ma secondo me 6 sono sufficienti.) Aggiungete un pizzico di pepe e circa 2 cucchiaini di aceto buono, io ho usato questo aceto di lamponi ma va benissimo un buon aceto di vino bianco che non sia troppo forte. Pestate il tutto con il pestello fino ad aver completamente ridotto in poltiglia sia l'aglio che le acciughe. A questo punto unite l'olio (circa 60/70 g per un'insalata per 4 persone) e mescolate bene per creare un'emulsione. Assaggiate per verificare la necessità di aggiungere un pizzico di sale, dipende da quanto sono salate le vostre alici. Lavate e asciugate bene la rucola e conditela solo al momento di servirla perché tende ad ammosciarsi parecchio. Mescolate l'insalata delicatamente con delle pinze per non sciupare le foglie, e servitela. Perfetta come contorno ad una buona mozzarella di bufala, come ho fatto io. 

13 aprile 2015

Chi ha paura della prova costume?

cake avena muscovado
Il primo fine settimana di primavera, climaticamente parlando, è finalmente arrivato. Come sempre mi coglie decisamente impreparata: l'armadio ancora pieno solo di vestiti invernali, maglioni pesanti, sciarponi.. Come sempre in questo periodo inizierò a tirare fuori qualcosa di più leggero in modo assolutamente casuale e ad andare in giro vestita come una derelitta fino all'innominabile e sempre procrastinabile avvento del fatidico "cambio di stagione" (che in genere cerco di rimandare, accampando motivazioni più o meno serie, fino a giungo inoltrato, con conseguenze assolutamente fuori controllo sul mio abbigliamento). Mi ritrovo improvvismaente con le piante che non ho fatto in tempo a potare e che tutto d'un tratto iniziano a germogliare ovunque, e allora che faccio? Poto lo stesso o le lascio crescere così alla come viene viene? Mi ritrovo con il terrazzo ancora tutto da sistemare, progetti da riordinare, nuove idee da realizzare con ancora tutta una lista di cose da terminare che mi trascino da questo lungo inverno. E la prova costume. All'improvviso sembra che domani mattina ci si debba preparare per la spiaggia e ci si vede sempre un po' fuori forma, sempre con qualche chiletto da smaltire, e le palestre improvvisamente registrano il record di iscrizioni. Devo dire che io quest'anno, almeno sul fronte prova costume, ho giocato d'anticipo. Dopo una vita di dissoluta pigrizia e rifiuto per quasi tutte le forme di sport, poco più di un anno fa mi sono iscritta in palestra. Io stessa non avrei scommesso 5 euro sulla mia resistenza, già mi vedevo iniziare ad accampare qualsiasi scusa dopo il primo mese per evitare di andarci. Invece non è stato così: salvo impedimenti di forza maggiore, ci sono andata regolarmente 3 volte a settimana, da un anno intero, e quando non posso andarci vado a correre (a correre... io???!) per una mezzoretta sotto casa. Non posso dire di essere diventata improvvisamente una sporiva, anzi.. il più delle volte ci vado con grande riluttanza dopo 10 minuti di opera di auto-convincimento.. però sono abbastanza soddisfatta di me, della mia ritrovata forza di volontà e, perché no, dei piccoli (piccolissimi) risultati ottenuti. Quindi per me a dirla tutta la prova costume non mi spaventa più di tanto rispetto agli anni scorsi (a parte l'orrendo colorito pallido con cui mi presenterò in qualche spiaggetta desolata e fuori dalla vista di chiunque possa riconoscermi, in attesa di ritrovare la mia tintarella estiva), ma per chi invece avesse deciso di cominciare questa settimana alleggerendo un pochino il proprio menu, questo è il dolce che fa decisamente al caso vostro. Vietato saltare la colazione anche quando si è a dieta, ormai lo sanno anche i muri.. le calorie consumate di prima mattina vengono quasi completamente bruciate quindi è l'occasione migliore per mangiare dolci e carboidrati. Questa torta è sana, gustosa, morbida e poco dolce. Con pochi grassi e tanti cereali che fanno bene. Meno goduriosa di quelle a cui sono generalmente abiutata, ma in fondo arrivare un po' più asciutta all'appuntamento con bikini, infradito e settimana enigmistica non dispiace nemmeno a me.. Buona settimana a tutti e buona dieta, per chi ha deciso di cominciarla questo lunedì!

10 aprile 2015

Eat your greens!

rapini
A casa mia si mangiano decisamente molte verdure. In effetti è sempre stato così, fin da bambna non ricordo sinceramente di aver mai consumato un pasto in cui non fosse presente anche qualcosa di verde.. Ricordo mia mamma tornare dal mercato con queste bustone piene zeppe di verdure, passare qualche ora nel primo pomeriggio a pulirle, accorciare i gambi più lunghi, scartare le foglie sciupate, e lavarle tre, quattro volte per eliminare anche la più piccola traccia di terra. Poi metteva sul fuoco questi enormi pentoloni di alluminio e iniziava a cuocerle quando l'acqua bolliva. Poi le scolava, le strizzava ben bene e di quegli enormi bustoni di foglie verdi che riportava a casa restava si e no un mucchietto che riempiva a mala pena una scodella! Naturalmente quando ero bambina preferivo le verdure dal sapore più delicato, come gli spinaci (che mia mamma ci preparava saltati in padella con un bel pezzo di burro e tanto parmigiano), le bietole (con il pomodoro fresco e il basilico, oppure con il latte e il formaggio), i broccoli siciliani, che mi piacevano anche solo mangiati così, senza nessun condimento. Da grande ho invece iniziato ad apprezzare e preferire le verdure "di carattere", quelle dal sapore più deciso e un po' amarognolo come la cicoria e le cime di rapa. Qui a Roma a dire il vero questa verdura la chiamano "broccoletti romaneschi" ma a casa nostra l'abbiamo sempre chiamata "cime di rapa". Gli americani le chiamano "rapini" :-) che mi fa sempre tanto sorridere.. Comunque vogliate chiamarle, queste verdure restano tra le mie preferite: leggermente amarognole, polpose, saporite.. Buonissime anche semplicemente condite con un filo d'olio buono, un pizzico di sale  e peperoncino, si esaltano però se saltate in padella, con l'aglio, il peperoncino, olio abbondante e magari anche qualche filetto di acciuga sott'olio fatto sciogliere con il calore della padella. L'unico inconveniente è che, come tutte le verdure in foglia, rendono pochissimo una volta cotte. Tempo e santa pazienza per pulirle, per poi ritrovarsi a finirle in due forchettate. Per questo in genere le compro già pulite, anzi, come si legge sui cartellini del mercato qui a Roma "già capate". Magari costano un filino di più, ma sono freschissime e non c'è praticamente quasi nessuno scarto e basta risciacquarle un paio di volte per essere pronte da cuocere. Questa volta sono finite su un goduriosissimo crostino, con la mozzarella di bufala e la colatura di alici. 

crostini blog
La ricetta non ve la sto nemmeno a scrivere, sciacquate bene circa 500 g di cime di rapa già pulite, fatele cuocere in abbondante acqua leggermente salata in ebollizione per una decina di minuti, o finché la parte più "cicciotta" delle infiorescenze non sarà ben tenera. Scolatele e strizzatele bene per eliminare l'acqua di cottura. Scaldate in una padella ampia dell'olio e.v.o. (4-5 cucchiai) con uno o due spicchi d'aglio tagliati a fettine e un peperoncino. Fate imbiondire leggermente l'aglio e unite le verdure. Mescolate bene e fate insaporire per 5-6 minuti. Tagliate per il lungo una baguette divisa in due parti e copritela con i broccoletti ripassati alternati a qualche fettina di mozzarella di bufala. Condite con un filo d'olio, una spolverata di pepe e qualche goccia di colatura di alici di buona qualità. Passate in forno già caldo a 200° C per qualche minuto, giusto il tempo che la mozzarella inizi a scioglersi leggermente. Sfornate e mangiate. Buon week end a tutti!

    

08 aprile 2015

Perché la colazione deve essere abbondante

cake caffè mascarpone

"Le giornate dovrebbero iniziare con un abbraccio, un bacio, una carezza e un caffè. 
Perché la colazione deve essere abbondante."
Charles M. Schulz

Io e il caffè abbiamo davvero uno strano rapporto. Mi piace in tutte le versioni tranne che... nella tazzina! Eppure ne amo il profumo, l'aroma che si diffonde dalla moka la mattina e che pervade tutta la casa, che mi accoglie fin dalla sala, mentre mi avvicino alla cucina, ancora con un occhio chiuso e uno no, insieme a un bacio, una carezza e un abbraccio, con quelle nuvolette di vapore profumato che escono sbuffando dalla caffettiera, fatte a forma di "buongiorno".. Ne amo il colore, scuro, intenso, torbido, liquido. Lo amo nei dolci, nei cioccolatini, nei liquori, nel gelato. Non potrei concepire nessun risveglio della mia vita senza il mio tazzone di caffèllatte, un terzo di caffè e due terzi di latte bollente e potrei stare a dieta per una settimana pur di concedermi una granita di caffè con la panna dove pucciare una brioche col tuppo ancora tiepida, come piacerebbe tanto alla mia mamma, proprio come fanno giù nella sua terra. Tutto tranne la classica, banale, semplice, profumata tazzina di caffè. "Ci prendiamo un caffè?" per me rappresenta solo una frase retorica, un modo di dire, perché di fatto io il caffè al bar non lo ordino mai. Proprio non mi va giù. Il gusto del caffè nudo e crudo, così come esce dalla caffettiera, a casa come al bar proprio non mi piace. Non ci posso fare niente. Però a mettere il caffè in un cake da colazione non ci avevo ancora pensato. E mi ci ha fatto pensare la cara Laura con la sua bellissima torta al caffè sbagliato di qualche settimana fa. E siccome, per l'appunto, come diceva il più grande disegnatore di fumetti di tutti i tempi che ho citato quassù, "la colazione deve essere abbondante", nel mio cake al caffè perfetto per una colazione senza caffè e "abbondante" ci è finito anche il mascarpone. Che da quando l'avevo sperimentato in questa torta qui, la consistenza che il mascarpone aggiunge a cake come questi mi aveva letteralmente conquistata e forse, in fondo in fondo, stavo solo cercando la scusa perfetta per replicarla. 


02 aprile 2015

LA PIZZA [al 70% di idratazione e lievitazione lenta] con carciofi e salsccia

pizza copia
Pensavo di non essere portata per i lievitati. O meglio, pensavo che i lievitati non fossero portati per me. Oppure, pensavo che i lievitati non fossero alla mia portata. Comunque la mettiamo, io e i lievitati abbiamo sempre avuto un rapporto di reciproco rispetto, ma con una certa distanza. La lievitazione lenta, non so per quale strano motivo, ma nella mia testa ha sempre coinciso con tempi lunghi e io, che di tempo ne ho sempre troppo di meno di quello che vorrei, in un certo senso ho sempre associato, sbagliando, i lievitati come qualcosa su cui investire troppo di quel poco tempo che mi resta a disposizione per la cucina. E sbagliavo, ma anche di parecchio direi. Perché per quanto sia vero che i tempi necessari per la lievitazione in alcuni casi non sono lunghi, ma lunghissimi, è altrettanto vero che l'impegno in termini di lavoro manuale è veramente minimo. Tutto quello che occorre al più è un  minimo di organizzazione, calcolando bene i tempi per iniziare il lavoro con il giusto anticipo. Così, dopo essermi lanciata nella produzione di qualche pane, ho deciso di lanciarmi nella pizza. Non che io non avessi mai fatto la pizza in casa prima, sia ben chiaro, ma volevo una pasta fatta come si deve, con poco lievito, digeribile, croccante e alveolata come quella che si compra al forno. Così mi sono fatta ispirare dalla ricetta della bravissima Gabila, che è la regina dei lievitati secondo me (ne sforna di stupefacenti, con una varietà ed una frequenza degni di un forno professionale!) e ho seguito la sua ricetta con idratazione al 70% e lievitazione lenta pubblicata sul suo blog qualche tempo fa. Il risultato è stato assolutamente sorprendente, una pizza perfettamente croccante fuori, morbida dentro, lievitata perfettamente e soprattutto molto digeribile.. Purtroppo la voracità dei commensali non mi ha consentito di documentare il risultato meglio di quanto potete vedere nella foto, queste sono le uniche due fettine che sono riuscita a sottrarre dalla tavola per una foto al volo che non rende forse al meglio le caratteristiche di questo impasto meraviglioso. La ricetta come vi dicevo è la sua, l'unica differenza che ho apportato è che io ne ho fatto una dose e mezza (con tutti gli ingredienti riproporzionati di conseguenza) e la mia lievitazione in frigo è stata di 18 ore anziché 12 (il che non guasta assolutamente, anzi più lievita e meglio è, può stare anche 24 ore). Il mio personale consiglio è, se fate una dose e mezza come la mia (con la quale otterrete 3 pizze tonde del diametro di circa 30 cm) di dividere la preparazione in tre parti e in tre ciotole fin dall'inizio. La pasta alla fine delle lievitazioni risulterà piuttosto difficile da maneggiare e da stendere per via dell'alto contenuto di acqua perciò è molto meglio usare tutta la dose per una sola teglia e non dover dividere un'impasto unico in tre parti a fine lievitazione, anche per evitare di rovinare le meravigliose bolle che nel frattempo si saranno formate. Per comodità, vi riporto la ricetta di Gabila adattata con le mie dosi e con le mie piccolissime varianti nella procedura e la ricetta per questa farcitura. Non fatevi spaventare dalla lunghezza della ricetta! Il procedimento è facile e di fatto non c'è molto lavoro, ma solo tempi lunghi di attesa che potrete dedicare a qualsiasi altra attitivà.
Buona Pasqua a tutti, ci si rivede dopo le vacanze!

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