29 maggio 2014

Fish and chips [kind of..] burger

PANINO
Occhio perché nel post di oggi ci sono in realtà 3 ricette in una: innanzitutto i panini da hamburger fatti in casa più buoni che io abbia mai assaggiato. La ricetta l'ho presa pari pari su cookandthecity.it, che a sua volta era stata ispirata da lei, e io ve lo raccomando proprio di farli, perché vi posso garantire che anche per una come me, notoriamente scarsa e poco paziente quando si tratta di lievitati, questi panini sono stati facilissimi da realizzare. Insomma, se ci sono riuscita io potete riuscirci anche voi! Si preparano veramente in un attimo e non devono lievitare nemmeno poi tanto (niente preparazioni che richiedano alzate notturne per rinfrescare gli impasti o cose del genere..). Li impastate in una ventina di minuti, una mezz'oretta per la prima lievitazione e un'oretta per la seconda. Con metà dose sono venuti 6 bei panini perfetti, tondi, gonfi, morbidi e profumatissimi. Proprio come gli indimenticabili hamburger mangiati tanti anni fa in una vacanza a Miami, in un vecchio diner's un po' vintage, di quelli un po' anni 50, coi divanetti di pelle rossa e il jukebox nell'angolo.. Perché, diciamocelo, la componente del pane in un hamburger come si deve è piuttosto fondamentale, almeno per me..
Poi avevo voglia di mettere tutti insieme nello stesso panino gli ingredienti del fish and chips, patate e pesce. Così c'ho ficcato dentro questa specie di polpetta schiacciata che è un po' una via di mezzo tra una crocchetta e un fishburger. A vivacizzare il tutto, la nota piccantina e pungente del wasabi nella salsina di accompagnamento. L'impasto del "fish and chips burger" in realtà è perfetto anche per preparare delle polpettine di pesce, da servire magari con una salsina a base di panna acida e erba cipollina (ed ecco la terza ricetta). Insomma, se avete un pomeriggio da dedicare alla preparazione di questo panino qui, io da parte mia vi posso garantire la goduria dell'assaggio, rigorosamente accompagnato da una birretta ghiacciata (birra Castello nel nostro caso, prodotta in Friuli, una piacevole scoperta direi).


27 maggio 2014

Banana Nutella Bread

banana nutella bread
E dunque è andata così: la colpa di questo post è tutta sua. Si perché una mattina di qualche settimana fa, di quelle in cui ancora fai fatica a carburare e allora ti fai una tazza di tè mentre pigramente scorri il cursore sulla tua pagina Pinterest in cerca di qualche ispirazione, succede che a un certo punto vedi il pin che la signorina sopra citata ha appena messo sulla sua bacheca e.. BANG! fulminata. L'occhio viene inesorabilmente attratto da quella immagine, e così, incuriosita, ci clicchi sopra, vai alla fonte, leggi la ricetta ed è una frazione di secondo quella che passa tra un "aggiungi alla tua bacheca" e il "lo devo assolutamente fare". E così è stato, naturalmente. E dire che io non sono una gran golosa di dolci, anche se i cake da colazione sono certamente l'eccezione che conferma la regola, ma l'aggiunta della cioccolata, men che mai della famosissima crema spalmabile alla nocciola di cui sopra, insomma avrebbe dovuto farmi desistere dall'impresa.. Invece no, non ho proprio saputo resitere all'invito che il cake di Zoe mi faceva dallo schermo: infornami, infornami, infornami.. e alla prima occasione di 3 banane sul viale del tramonto è andata. Ho fatto giusto qualche piccola modifica alla versione originale di Zoe, ma in sostanza il cake quello è. Con le sue dosi, lei suggerisce di farne due. Io però non ho degli stampi medio/piccoli perciò ho optato per uno stampo da plum cake un po' più grande e quindi il mio banana bread è venuto veramente enorme, ed ha richiesto un po' più di cottura. Alla fine devo dire che la nutella non prevale affatto, rende il dolce sicuramente più goloso senza sovrastare comunque l'aroma tipico di questo cake alle banane. Anzi, guarda che in fin dei conti secondo me si poteva anche osare un po' di più!


23 maggio 2014

Ape-ricetta del venerdì: sardine in crosta croccante alle erbe

sardine fritte
Ma che roba, signori miei.. qua è un bel po' che non si tira fuori la ricetta da aperitivo del venerdì! Non che a casa nostra la buona e sana abitudine del sacrosanto aperitivo del venerdì sera sia andata perduta (anzi.. tutt'altro! diciamo che, ultimamente, è un po' un eterno aperitivo dalle mie parti..) ma mi rendo conto che è effettivamente ho bucato l'appuntamento già da qualche settimana. Rimedio subito con una ricetta per uno stuzzichino davvero molto invitante, croccante e godurioso. 
Istruzioni per l'uso: preparare in abbondanza e servire caldo con vino bianco ghiacciato. E buon week end!

21 maggio 2014

Thai Beef Stew with Lemongrass and Noodles [come ti cucino Tailandese senza alcuna cognizione di causa]

due
E vabbeh, dai.. ormai mi pare evidente quanto questa cosa dell'approcciare cucine asiatiche senza alcuna cognizione di causa mi stia prendendo oltremodo la mano... Abbiamo cominciato schisci schisci con il ramen un po' di tempo fa, poi è stata la volta degli involtini vietnamiti e ora è arrivato anche lo stufato di manzo alla Tailandese... Bisogna dire, però, che questa volta non mi sono affidata al mio personalissimo metodo "a casaccio" (conosciuto anche come "alla come viene viene" o, per usare un'espressione del mio personalissimo lessico familiare "bùn cun bùn fa bùn" -buono con buono fa buono- tanto cara al mio papà), questa volta la ricetta è stata presa ed eseguita pedissequamente da un numero di "bon appétit" di qualche mese fa. Unica differenza con la ricetta originale è stato l'uso del tutto arbitrario dei noodles all'uovo al posto di quelli di riso previsti nella ricetta originale e la volontaria omissione del cocco in scaglie, un po' perché, nonostante vari tentativi è risultato irreperibile (rapé quanto ne vuoi, in scaglie niet..), ma anche perché poi, in fondo in fondo, a noi il cocco eh non è che ci garbi molto..
E quindi questo il risultato di un pomeriggio di cottura a fuoco lento lento di questo stufato leggermente brodoso, con un profumino deliziosamente orientale che si sprigionava per tutta la casa. Mi sento di consigliare (sulla base della mia esperienza personale) l'uso di un pezzo di manzo adatto alla lunga cottura ma al tempo stesso anche bello grassoccio (ad esempio la spalla oppure, perché no, anche una guancia che sarebbe secondo me perfetta per questa cottura) perché io che ho adoperato il taglio del piccione (che in genere è adatto alle cotture in umido) l'ho trovato decisamente troppo magro e un filino asciutto.. Per il resto vi riporto la ricetta fedele all'originale e simpaticamente tradotta per voi, compreso il cocco in scaglie per chi riuscisse a trovarlo..


19 maggio 2014

Rhubs&Strawbs Pie [pie al rabarbaro e fragole]

fetta
Anche quest'anno è arrivato il momento del rabarbaro. E, come l'anno scorso, devo ringraziare la mia amica Elvira, ormai la mia "spacciatrice" ufficiale del sempre più introvabile rabarbaro.. Quest'anno, poi, pare che la produzione nel suo orto sia stata particolarmente ricca, e immancabilmente (come l'anno scorso) la brava, generosa e bella (perché voi non la conoscete di persona, ma io si!) Elvy si è presentata con il più prezioso dei regali di questa stagione: un bel mazzetto di coste di rabarbaro appena raccolte. E come per la volta scorsa, ho preferito andare sul classico e abbinare il rabarbaro alle fragole (d'altronde crescono nello stesso periodo) e il tutto stavolta è finito in una torta, anzi in una "pie", di quelle da mettere a raffreddare sul davanzale della finestra della cucina, un po' come faceva Nonna Papera..


16 maggio 2014

Moules marinières [ovvero, le cozze alla marinara col tocco francese]

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So che molti di voi saranno scettici al pensiero di cucinare le cozze con il burro. BURRO. Si si, avete capito bene... ho detto proprio BURRO. Lo sarei stata anche io, senza dubbio, se non le avessi assaggiate con le mie stesse papille gustative trovandole davvero squisite. Non so dirvi quanti cestini di pane abbiamo ordinato al cameriere per fare la "scarpetta" in quell'intingolo delizioso, dopo aver spolverato le cozze ed eliminato tutti i gusci dal piatto.. Le "moules marinières" sono dunque la versione franco francese delle nostre cozze alla marinara. Non voglio dire che siano migliori della nostra ricetta tradizionale, anzi, ma sono sicuramente diverse e magari per una volta potreste provare a cucinarle in questo modo.
Va detto che io vado letteralmente pazza per le cozze, memorabile fu una vacanza di moltissimi anni fa in Normandia e Bretagna dove immancabilmente il mio pranzo al ristorante consisteva in una "marmite" di cozze alla marinara, letteralmente un pentolozzo di cozze con un enorme coperchio (da usare per i gusci) accompagnata da praticamente una baguette intera da pucciare nel sughino. Alto godimento a basso mantenimento, visto che in genere le cozze alla marinara rientravano tra gli antipasti, e dopo una tale abbuffata il più delle volte il mio pasto si concludeva lì.. Questa versione è con un tocco di pomodoro che però è assolutamente facoltativo, possono tranquillamente essere cucinate anche in bianco. Provate per credere ;-)



14 maggio 2014

Patatine [dolci] con curry e coriandolo

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E niente, avevo comprato le patate dolci perché ci volevo fare un purè con salvia croccante e parmigiano. Poi lo scorso fine settimana, un caldo che sembrava fine giugno, la ricetta mi è sembrata troppo invernale. Così ho preferito accendere il forno a 200° C per circa tre quarti d'ora e fare queste patatine qui, col risultato che nella mia cucina sembrava Tunisi il giorno di ferragosto. Parliamone..
Comunque queste patatine sono risultate sfiziosissime, anche se ancora non capisco perché si ostinino a chiamare le patate dolci "patate" visto che il gusto (ma anche un po' la consistenza) ricorda sicuramente molto di più quella della zucca o al più delle carote che non quello delle patate... esperimento riuscito, ricetta di quelle facili facili per un contorno un po' diverso dal solito. Chiaramente si possono fare anche con le patate normali, oppure con le carote. Magari, però, quando non fa troppo caldo per accendere il forno.


12 maggio 2014

Fave e pecorino, my way

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Ho uno strano rapporto con le fave e con il pecorino: le prime mi piacciono solo cotte, il secondo lo trovo decisamente troppo saporito per i miei gusti, e lo uso davvero in dosi minimaliste e solo quando strettamente necessario. Eppure questa personale versione del più classico degli abbinamenti da scampagnata romana del primo maggio mi è piaciuto parecchio: innanzitutto le fave sono cotte, come piace a me, anche se non si vedono ma sono nel ripieno dei ravioli insieme alla ricotta di pecora e alla mentuccia romana. Il pecorino c'è ma è addolcito dalla crema di latte nella fondutina con cui questi ravioli sono conditi, stesa sul fondo del piatto. Infine, per un tocco di croccantezza e perché alla fine, diciamocelo, la pancetta croccante dove la metti sta, qualche strisciolina di pancetta affumicata fatta tostare dolcemente in padella. Buono buono, un pochino più laborioso del solito ma vi assicuro di grande soddisfazione. Da provare finché ci sono in giro le fave fresche.

09 maggio 2014

Niçoise street food: la socca

socca 2
Vi ricordate la nostra gita in Costa Azzurra dello scorso ottobre? Ne avevo parlato sia qui che qui. Ebbene, il nostro itinerario tra ricordi del cuore ma anche ricordi di sapori e profumi non poteva non prevedere una sosta per gustare una delle specialità del cibo da strada di queste parti: la socca (con l'accento sulla à!).


07 maggio 2014

Il lusso della semplicità

linguine

"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi." 
(Marcel Proust)

Lo avevo spiegato nel post introduttivo di questo blog, amo gli accostamenti semplici, le cose belle, quelle che stanno bene insieme, che non passano mai di moda. E questo piatto di pasta rientra perfettamente nella categoria del "lusso della semplicità", una piatto di pasta che nella sua essenzialità esalta il gusto delle materie prime, nobilitato da un condimento avvolgente e leggero. Questo piatto mi somiglia un po', è insieme tradizionale (cosa c'è di più vintage di un piatto di pasta al pomodoro?) ma con un tocco di modernità, semplice e un po' ricercato, con la sua nota piccantina e quella croccante che lo rendono originale ma delicato, non invadente.


05 maggio 2014

The ultimate carrot cake

cake slice
Con le torte succede spesso. Con quelle di ispirazione americana ancora di più. A me, poi, che per motivi diversi capita spesso di assaggiare dolci "americani" cucinati da vere signore americane con ingredienti americani capita ancora più spesso. 


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